Il 24 gennaio è arrivata per Taranto la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Arriva dopo i ricorsi collettivi presentati per la prima volta nel 2013, dal Comitato Legamjonici e nel 2015 da un altro gruppo di cittadini. Questa è la prima vittoria dei tarantini!  

Foto di Rosy Battaglia tratta da facebook.

Ex Ilva di Taranto, la Corte dei diritti umani condanna l’Italia: “Non ha protetto

cittadini dall’inquinamento”

Secondo i giudici di Strasburgo, c’è stata una violazione del diritto al rispetto della vita privata e alla vita familiare (l’articolo 8 della Convenzione europea sui diritti umani) e del diritto a un rimedio efficace (l’articolo 13 della stessa Convenzione). Di GABRIELLA DE MATTEIS. 24 gennaio 2019

AFFAIRE CORDELLA ET AUTRES c. ITALIE La Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per non aver protetto i cittadini di Taranto che vivono nelle zone colpite dalle emissioni tossiche dell’impianto dell’ex Ilva. Secondo i giudici, “il persistente inquinamento causato dalle emissioni dell’Ilva ha messo in pericolo la salute dell’intera popolazione, che vive nell’area a rischio”.

La Corte ha così accolto i ricorsi presentati nel 2013 e nel 2015 da 180 cittadini che vivono o sono vissuti vicino allo stabilimento siderurgico. I giudici puntano l’indice contro le autorità italiane che, scrivono, “non hanno preso tutte le misure necessarie per proteggere efficacemente il diritto al rispetto della vita privata dei ricorrenti”.Quella della Corte europea dei diritti dell’uomo era una decisione molto attesa a Taranto, tra i cittadini e le associazioni ambientaliste che da anni protestano per richiamare l’attenzione sul problema dell’inquinamento causato dall’ex Ilva. La Corte, accogliendo i ricorsi, ha ritenuto che la condanna dell’Italia costituisca in sè una soddisfazione sufficiente per i danni morali, mentre ha ordinato il versamento di 5 mila euro ai ricorrenti per i costi e le spese legali.

“Questa sentenza conferma che le nostre paure erano fondate, che si stava violando un diritto alla salute. Siamo soddisfatti anche perchè questa decisione rappresenta un precedente giudicio a livello internazionale che può diventare utile per altre zone e paesi che vivono il nostro stesso problema” dice Daniela Spera dell’associazione Legamjonici che ha presentato il primo ricorso. “Ora – aggiunge – ci aspettiamo un segnale a livello politico”.

Anche su Donna Moderna!

https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_20_1.page;jsessionid=MOlJW1Y8re1uzSZF6GAWAHWy?contentId=SDU173674&previsiousPage=mg_1_20

http://www.giurisprudenzapenale.com/2019/01/24/caso-ilva-la-cedu-condanna-lo-ad-attivare-misure-efficaci-la-bonifica/
https://agensir.it/europa/2019/01/25/ilva-le-reazioni-alla-sentenza-della-corte-europea-per-i-diritti-umani-di-strasburgo/

https://www.tpi.it/2019/01/24/ilva-sentenza-cedu-strasburgo/

http://www.ecodallecitta.it/notizie/390626/ilva-condanna-italia-sentenza-sovranazionale-cui-lo-stato-dovra-necessariamente-attenersi

https://www.adnkronos.com/soldi/economia/2019/01/24/italia-condannata-per-ilva_dP82TnJUlcW1Sq3Pw3vUWL.html

https://portale.fnomceo.it/ilva-anelli-sentenza-cedu-grandissimo-risultato-per-tutti-i-cittadini/

http://www.rivistaoidu.net/content/osservatorio-sull%E2%80%99italia-e-la-cedu-n-12018 

http://questionegiustizia.it/articolo/casi-amanda-knox-e-ilva-dalla-cedu-doppia-condanna-per-l-italia_24-01-2019.php

http://www.affaritaliani.it/puglia/ex-ilva-esortazione-al-governo-br-per-non-impugnare-la-sentenza-cedu-584183.html
https://www.studiocataldi.it/articoli/33331-cedu-condanna-italia-per-l-ilva.asp

http://www.studiolegalezuco.it/ilva-ricorso-cedu-24-gennaio-2019-diritto-vita-privata-ricorso-effettivo/

e tanto altro.

Taranto, 17 maggio 2022- La sezione metalmeccanica di Confindustria Taranto, costituita da più di 100 aziende che operano con diverse specializzazioni nel territorio tarantino, segue in questi giorni tutto quello che si sta producendo, dal punto di vista mediatico, in vista della manifestazione del 22 maggio.

Ci riferiamo, in particolare, ai messaggi dei personaggi televisivi, che più di altri attraggono l’attenzione dell’opinione pubblica perché hanno un’immagine popolare e riconosciuta da tutti, come anche a recenti rubriche di approfondimento riproposte di recente sulle reti nazionali.

Taranto ha visto la propria immagine di città operosa e ridente, affacciata su uno splendido golfo, deturpata e avvilita nel corso degli ultimi anni a causa di politiche egoistiche e miopi che hanno fatto leva su vecchi, ma reali, problemi che sono ormai, dal nostro osservatorio, in via di definitiva risoluzione.

Ci riferiamo al dilemma salute/lavoro, più volte riportato in questi anni da tutti i media e ancora rilanciato nei social: ovvero, il problema dell’inquinamento causato, in passato, da una gestione spregiudicata degli impianti delle fabbriche presenti sul nostro territorio. 

In qualità di espressione di una parte del sistema imprenditoriale jonico, avulsa da qualsiasi logica politica, vorremmo con questa lettera portare la nostra esperienza per rappresentare un quadro quanto più esaustivo possibile della situazione riguardante il grande centro siderurgico presente da circa 60anni sul territorio, che abbiamo – spesso con grandi sacrifici – portato avanti anche con il nostro lavoro, e  con una premessa: siamo convinti che le grandi fabbriche e tutte le altre realtà economiche presenti nella nostra città e nella nostra provincia siano assolutamente conciliabili e possano prosperare insieme.

Con riferimento allo stabilimento siderurgico, i lavori AIA* (Autorizzazione Integrata Ambientale) sono stati puntualmente eseguiti dall’attuale gestore dello stabilimento (Acciaierie d’Italia S.p.A.) e si è ormai in una fase conclusiva essendo stati completati circa il 90% dei lavori previsti, quindi in anticipo rispetto alla scadenza dell’agosto 2023.

Non tutti questi interventi sono visibili – come lo è la copertura integrale dei parchi minerari dello stabilimento siderurgico, visibile a tutti perché imponente – ma questo non vuol dire che non siano stati fatti.

Se siamo qui a scriverlo, è perché molte delle nostre aziende hanno diretta contezza dei lavori effettuati, avendoli svolti in appalto. Queste imprese lavorano in acciaieria da anni, hanno percorso lo stabilimento palmo a palmo e quindi conoscono la fabbrica, su cui sono intervenuti (e ancora intervengono) per far sì che gli interventi di carattere ambientale vengano effettuati con tutti i crismi e gli accorgimenti già opportunamente definiti.

Cosa vogliamo dire, quindi? Che a volte,  anche  messaggi come quelli che girano, che vorrebbero sostenere la città e il suo rilancio, per non parlare di alcuni servizi giornalistici, rischiano invece di produrre un effetto contrario, continuando a parlare di città martoriate e sempre di serie B. Taranto non è più la città inquinata di un tempo,è meta di turismo di qualità (vedi lo scalo di importanti compagnie crocieristiche nel porto), ed è vocata ad obiettivi di grande respiro nazionale, come i Giochi del Mediterraneo, e a progettualità legate ad un mare che le costanti bandiere blu certificano ogni anno fra i più belli d’Italia.

Stiamo risorgendo. C’è ancora molto da lavorare ma ce la faremo. E continuare a raccontare la storia di una Taranto vittima solo di inquinamento non ci aiuta a risollevarci, anzi, infligge alla città un’ingiusta condanna a rimanere a vita un posto da cui fuggire.

Quello che vogliamo è invitare i media, come anche i personaggi televisivi che si offrono come testimonial di un solo aspetto della città, ad essere testimoni di questa rinascita. Portarli qui, per raccontare tanti altri volti che troppo spesso vengono oscurati forse perché, semplicemente, fanno meno audience. 

La Sezione Metalmeccanica di Confindustria Taranto/Indotto

Il Presidente

Antonio Lenoci

*AIA – Autorizzazione Integrata Ambientale di cui al DPCM del 29.09.2017 dello stabilimento siderurgico di interesse strategico nazionale Acciaierie d’Italia S.p.A. di Taranto (ex ILVA S.p.A. in A.S.) che, dopo una valutazione dei problemi emissivi della fabbrica operata da organismi di controllo autorizzati, prevede l’esecuzione di lavori drastici sugli impianti (copertura dei parchi minerari etc.) per allineare le emissioni agli standard previsti dalle leggi europee.

Ex Ilva: dopo no Procura a dissequestro legali attendono Assise

Pubblicato: 16/05/2022 15:03 
(AGI) – Taranto, 16 mag. – Il sequestro degli impianti, che oggi la Procura ha confermato, riguarda tutta l’area a caldo della fabbrica. È la parte più importante del siderurgico in quanto comprende parchi minerali, agglomerato, gestione rottami ferrosi, altiforni, acciaierie etc. Il sequestro è stato disposto a luglio 2012 dall’allora gip Patrizia Todisco nell’ambito dell’inchiesta “Ambiente Svenduto” ed era senza facoltà d’uso per l’azienda. Si è in seguito addivenuti alla facoltà d’uso e in questo stato gli impianti di Taranto sono ormai da dieci anni.
   Il fatto che non ci sia stato il dissequestro – probabilità che era già nell’aria da settimane – rinvia di almeno un anno il riassetto societario di Acciaierie d’Italia. Quest’ultimo si sarebbe dovuto basare entro fine mese, secondo il contratto di dicembre 2020 che ha dato luogo alla società con ArcelorMittal e Invitalia, sul passaggio dello Stato dal 38 per cento al 60 per cento del capitale, col versamento di altri 680 milioni dopo i primi 400 milioni sborsati l’anno scorso, e sull’acquisto dei rami di azienda di Ilva dall’amministrazione straordinaria (ora Acciaierie d’Italia li gestisce in fitto). Ma perché si verifichino questi due passaggi mancano le condizioni fondamentali indicate nello stesso contratto di fine 2020 a partire proprio dal dissequestro impianti che non c’è. Di qui la necessità per ArcelorMittal, Invitalia e Ilva in amministrazione straordinaria di procedere alla riformulazione del contratto allungandone i tempi di messa a regime. Si parla adesso di un altro anno o comunque di fine 2023.(AGI) 

Ex Ilva: Procura Taranto dice no a dissequestro impianti

Pubblicato: 16/05/2022 13:16 

(AGI) – Taranto, 16 mag. – L’istanza è stata presentata alla Corte perché a maggio 2021 il collegio, con la sentenza del processo Ambiente Svenduto, è stata proprio la Corte ad aver disposto, su richiesta della pubblica accusa, la confisca degli impianti. Quest’ultima, però, scatterebbe solo dopo il verdetto della Corte di Cassazione. Dopo il parere negativo della Procura, sarà ora la Corte D’Assise ad esprimersi definitivamente. Nell’istanza, gli avvocati dell’Ilva avevano motivato il dissequestro col fatto che le prescrizioni ambientali Aia sono ormai completate al 90 per cento e che la conduzione dello stabilimento avviene sotto il controllo sia delle autorità amministrative competenti (Ispra, Arpa e Mite) sia dell’Ilva in Amministrazione Straordinaria”, quest’ultima guidata da commissari di Governo.

    Inoltre, hanno detto gli avvocati nell’istanza, “non può che pervenirsi alla conclusione che la sostituzione dell’organo di nomina statale (e poi di un affittuario) al proprietario privato e la costante implementazione del Piano Ambientale escludano radicalmente tanto la concretezza quanto le occasioni di reità e, pertanto, l’attualità del pericolo”.     A proposito del sequestro degli impianti, i legali hanno evidenziato “come la cautela in oggetto sia stata adottata in relazione ai reati commessi tra il 1996 e il 2013, nel corso della gestione privata da parte del Gruppo Riva”. Oggi, invece, il quadro ambientale e gestionale dell’acciaieria è complessivamente cambiato, hanno ancora detto gli avvocati di Ilva in as, e quindi “non sussistono i presupposti di una prognosi di pericolosità concreta ed attuale, idonea a giustificare il mantenimento del vincolo cautelare”. Ma la Procura è stata di diverso parere. Ora si attende il responso della Corte d’Assise. (AGI)  

TA1/GAV

Ex Ilva: Procura Taranto dice no a dissequestro impianti

Pubblicato: 16/05/2022 13:16 

(AGI) – Taranto, 16 mag. – La Procura della Repubblica di Taranto ha espresso parere negativo in merito al dissequestro degli impianti siderurgici dell’ex Ilva, ora Acciaierie d’Italia. Lo si è appreso oggi. L’istanza era stata avanzata a fine marzo scorso dagli avvocati di Ilva in amministrazione straordinaria alla Corte d’Assise di Taranto in vista delle scadenze contrattuali di fine maggio 2022 tra la stessa Ilva e Acciaierie d’Italia. E cioè passaggio dello Stato al 60 per cento del capitale di Acciaierie d’Italia ed acquisto dei rami di azienda da Ilva in amministrazione straordinaria. Due passaggi cruciali legati però all’ottenimento del dissequestro. (AGI) 



L’ultimo rapporto dell’Onu, approvato il 12 gennaio scorso, ha citato il sito di Taranto come uno dei luoghi più inquinati dell’Europa occidentale.

Nel rapporto si legge: «Lo Stato italiano non garantisce il diritto ad un ambiente salubre». 

«Il diritto a un ambiente salubre può essere garantito solo se si limita l’utilizzo di sostanze tossiche che colpiscono le persone più vulnerabili.’ Inoltre, si legge nel rapporto, che a Taranto si attendono le operazioni di pulizia e bonifica rinviate dai vari governi, nonostante con una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, l’Italia, nel 2019, sia stata condannata per aver violato il diritto al rispetto della vita privata e familiare dei cittadini.

Ecco i link da cui scaricare il rapporto:

https://www.ohchr.org/EN/HRBodies/HRC/RegularSessions/Session49/Pages/ListReports.aspx

Leggi anche:

https://it.wikipedia.org/wiki/Sentenza_CEDU_Ilva_di_Taranto

CONTRO LE BUFALE FOSSILI E NUCLEARI

Sabato 12 febbraio

44 sigle tra associazioni, comitati e movimenti scenderanno in piazza per dire basta a questa insensata

corsa al gas e alle bufale fossili e nucleari.

Da Civitavecchia a Falconara, da La Spezia a Napoli a Brindisi, tanti i luoghi simbolo al centro delle

manifestazioni no gas organizzate da associazioni ambientaliste, comitati, realtà della società civile

“Al Governo chiediamo più serietà e concretezza nell’affrontare la crisi climatica.

Il Paese per uscire dal carbone non ha bisogno di nuove centrali a gas fossile, ma di decuplicare la velocità di sviluppo delle fonti rinnovabili.

E sulla tassonomia verde l’Esecutivo esprima in sede Ue una netta contrarietà all’introduzione di gas e nucleare tra le fonti verdi”

“Il cambiamento climatico continua la sua inarrestabile corsa e il limite di 1,5°C è sempre più vicino.

Continuando con le attuali politiche globali si avrà un aumento delle temperature fino a circa 2,7°C,

di molto oltre gli obiettivi fissati negli Accordi di Parigi. Non possiamo perdere altro tempo. In

questo contesto il Ministero della Transizione Ecologica, secondo il Sole24ore, sta valutando interventi legati a circa 50 centrali a gas fossile per 20.000 MW di nuova potenza distribuita, parte di un piano da 30

miliardi di euro fatto di più di 115 interventi infrastrutturali del gas fossile. Oltre a rispolverare

pericolose e velleitarie ricette come il nucleare. L’Italia sta sbagliando strada. Per uscire dal carbone,

il nostro Paese non ha bisogno né di nuove centrali a gas fossile né del nucleare, ma di accelerare lo

sviluppo delle fonti rinnovabili”. È questo l’appello che 44 sigle tra associazioni, comitati e

movimenti lanciano oggi all’Esecutivo annunciando una grande mobilitazione territoriale e di

piazza per sabato 12 febbraio che toccherà oltre 20 città come ad esempio

Civitavecchia, Ravenna, La Spezia, Napoli, Presenzano, Falconara, Fusina, Brindisi, Venezia, Potenza, Pescara, Portoscuso/Portovesme, in Sardegna, solo per citarne alcune, unite nel messaggio

“A tutto gas. Ma nella direzione sbagliata. Contro le bufale fossili e nucleari”.

Le associazioni in questione hanno sottoscritto un manifesto nel quale spiegano le loro motivazioni e le proposte che lanciano al Governo Draghi, tra cui quella di esprimere in sede UE e in particolare nel Parlamento Europeo una netta contrarietà all’introduzione di gas e nucleare tra le fonti verdi.

Il gas fossile viene descritto come l’unica opzione praticabile per affrontare il cambiamento climatico,

quando in realtà è una risorsa altamente climalterante la cui dipendenza la stiamo pagando a caro

prezzo nelle nostre bol Dlette. L’Italia importa il 94% del gas naturale che utilizza e ciò porta ad

un’eccessiva dipendenza dal contesto internazionale e una conseguente vulnerabilità,

assolutamente non mitigabile da eventuali nuove estrazioni dalle irrisorie riserve nazionali, che non

si avrebbe se investissimo nelle rinnovabili. L’aumento dei costi in bolletta è da considerarsi, infatti,

come diretta conseguenza proprio di questa politica di dipendenza dal gas fossile

indipendentemente dalla sua provenienza e non è imputabile alla necessaria transizione ecologica.

Pretendiamo che il governo faccia la sua parte nel contrastare la crisi climatica definendo

immediatamente un piano di uscita dal gas fossile e che gli investimenti previsti in questo settore,

comprensivi di Capacity Market e che ci costeranno almeno 30 miliardi di euro,

vengano direzionati sull’unica vera soluzione: le fonti rinnovabili. Occorre accelerare lo sviluppo e la diffusione delle fonti pulite, a partire da solare ed eolico, efficientamento energetico, accumuli e innovazione. È inoltre importante che si proceda al più presto alla semplificazione della normativa per rendere possibile ogni anno l’installazione in Italia di oltre 8 GW di nuova potenza da fonti rinnovabili; che regioni e amministrazioni comunali sviluppino politiche finalizzate a favorire la realizzazione di nuovi impianti da fonti rinnovabili, a cominciare dalle aree SIN in cui ad oggi si verificano spesso impedimenti legati ad esempio all’assenza di analisi di rischio. Inoltre è importante che si adottino strumenti e azioni,

come quelli delle comunità energetiche, efficientamento dell’edilizia popolare, risparmio energetico,

mobilità sostenibile e riassetto e rinaturalizzazione del territorio.

Nella lotta alla crisi climatica, l’Italia deve fare ancora molto a partire dall’aggiornamento del Piano

Nazionale integrato Energia e Clima entro 3 mesi, in linea con le indicazioni della comunità scientifica

per evitare l’innalzamento della temperatura globale di più di 1.5°C rispetto al periodo

preindustriale, e di costruire un piano per una reale transizione ecologica da qui al 2050 definendo

chiaramente tappe, obiettivi, strumenti e mezzi e considerando, da subito, il gas fossile come fonte

energetica residuale, stabilendo l’obiettivo di uscita definitiva al 2040 e escludendo false soluzioni

come il CCS e il nucleare, già bocciato dagli italiani con due referendum, e nuove autorizzazioni per

estrazioni, stoccaggio, gasdotti e centrali legati al gas.

Infine le 44 realtà che hanno sottoscritto il Manifesto chiedono al Governo di sviluppare un piano

che preveda entro il 2025 l’eliminazione e la rimodulazione dei sussidi fonti fossili, come il Capacity

Market, mantenendo gli incentivi alle energie rinnovabili e chiedendo contributi di solidarietà alle

grandi imprese energetiche che oggi ricavano crescenti utili, con l’intento di contrastare il caro

bollette. E di esprimere in sede UE e in particolare nel Parlamento Europeo una netta contrarietà

all’introduzione di gas e nucleare tra le fonti verdi.

Il manifesto con le richieste al Governo e la lista delle iniziative regione per regione sono disponibili

qui:

https://www.facebook.com/events/1684555488551823?active_tab=about

Il Manifesto “A tutto gas, ma nella direzione sbagliata. Contro le bufale fossili e nucleari”

è stato sottoscritto da:

A Sud; Assemblea Ecologista; Associazione agricoltori Antica Rufrae Presenzano; Associazione

ambientalista Eugenio Rosmann; Associazione Comitato di Rione “ENEL” Monfalcone; Assotziu

Consumadoris Sardigna; AIACeNA Associazione Interprovinciale Apicoltori Casertani e Napoletani;

Benkadì APS; Città Futura; Coordinamento ravennate “Per il Clima – Fuori dal Fossile”; Comitato

Milanese Acquapubblica; Comitato SOLE Civitavecchia; Comitato Stop Veleni Augusta-Priolo-Melilli-

Siracusa; Rete dei Comitati Territoriali Siciliani; Disarmisti Esigenti; Earth Day Italia; Ecolobby;

Ecomapuche; EkoŠtandrež; Extinction Rebellion Palermo; Fridays For Future; Forum Ambientalista

AdV; Greenpeace Italia; ISDE Italia – Sezione Sardegna e Lazio; Il Paese che Vorrei; Laudato Sì,

alleanza per il clima, la cura della terra, la giustizia sociale; Legambiente; Mamme per la Salute e

l’Ambiente ODV di Venafro; Movimento aretuseo per il lavoro la sicurezza e le bonifiche;

AmbientiAMOciaSIRACUSA; No al Fossile Civitavecchia; NOplanetB APS; Osservatorio sulla

Transizione Ecologica – PNRR; Rete degli Studenti; Rete dei Comitati Territoriali Italiani;

Rete della Conoscenza (Unione degli Studenti e Link); Rete Emergenza Climatica e Ambientale Emilia Romagna; Rete per la rinascita dell’Area Enel della Spezia, Si Rinnovabili No Nucleare (Oltre il Nucleare); Rete delle Mamme da Nord a Sud; Unione degli Universitari; UP – Su la testa!; WILPF Italia; WWF Italia.

‘L’Italia dovrebbe intensificare gli sforzi per rimediare agli impatti negativi sul godimento dei diritti umani dovuti a decenni di industrializzazione. Le autorità dovrebbero garantire che le industrie utilizzino tecnologie e metodi di produzione che non danneggino la salute dei residenti. Ogni persona ha il diritto di vivere in un ambiente sano e privo di sostanze e rifiuti tossici.’ Queste le parole del relatore Speciale delle Nazioni Unite sulle implicazioni per i diritti umani della gestione e dello smaltimento ecocompatibile di sostanze e rifiuti pericolosi, Marcos A. Orellana, a conclusione della visita condotta in Italia dal 30 novembre al 13 dicembre 2021. Di seguito la relazione conclusiva.

C’era una volta e ora non c’è più. Parliamo della Rete Nazionale dei Registri Tumori che una associazione scientifica, Associazione Italiana Registri Tumori (Airtum), aveva costruito avvalendosi delle magre risorse del Servizio Sanitario Nazionale. Passo dopo passo, a partire dai lontani anni settanta, è stata raggiunta la copertura quasi totale dell’intero territorio nazionale. Fu generata una Banca Dati di altissima qualità consultabile in maniera assolutamente libera e trasparente da tutti via web. Ciò consentì ai Registri tumori italiani, variamente dislocati in Asl o in Centri di Ricerca, l’ingresso nel cd. Cancer Incidence in Five Continents e quindi nel rapporto periodico della Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) della Organizzazione Mondiale della Sanità che fornisce un quadro dei cambiamenti dell’andamento del cancro a livello mondiale. Una storia “valorosa”, un intreccio di senso del dovere misto a passione e competenza. Tutto questo immane lavoro si scontrò con la cosiddetta Legge sulla Privacy (D.lgs. 30 giugno 2003, n. 196 e successive modifiche) che ha sempre reso difficile ai Registri tumori acquisire le informazioni d’interesse scientifico che sarebbero potute essere d’immediata disponibilità e avrebbero reso il lavoro maggiormente completo e difficilmente confutabile soprattutto in sede giudiziaria. Quell’impegno era riuscito ad isolare ogni conflitto d’interesse e raggiungere il massimo della trasparenza con i dati online disponibili a tutti. Un obiettivo non solo valido scientificamente ma anche democraticamente. Quello che non riesco a comprendere da giurista sono le falle della privacy quando invece che vittime di tumori si tratta di consumatori.

Ci esponiamo quotidianamente a pagamenti on-line sul web e siamo mappati, standardizzati, monitorati e raggiunti da offerte di mercato personalizzate più o meno mimetizzate. Se invece gli stessi dati dovessimo utilizzarli per salvare vite umane, per la ricerca scientifica e per la sanità pubblica ecco che la privacy diventa un limite invalicabile! “Tolleranza zero”. Io non sono un medico, ma come giurista ritengo che un Registro Tumori per avere validità in campo giuridico (penale e civile) debba costituire il prodotto di dati con piena valenza scientifica che raccogliendo e analizzando tutte le informazioni cliniche di ogni singolo caso di tumore, certo o presunto per sede, epoca d’insorgenza ed istologia, ricostruisce con precisione il gettito annuo dei nuovi veri casi per ogni tipo di tumore che insorge in una specifica popolazione e che esprime il rischio di ammalare di chi ne fa parte.

E’ quella che i medici chiamano “incidenza dei tumori”. Il diritto cosa deve chiedersi su questa cd. incidenza. Certamente una analisi specifica su quanti e quali casi di tumore possono essere attribuibili a fonti inquinanti in uno specificato territorio? Cosa emerge comparando aree diverse tra loro sotto specifiche analisi? Quanti e quali tumori sono ascrivibili a peculiari attività lavorative? Quali sono quelli che in concreto si sono rivelati i migliori percorsi diagnostici e terapeutici? Si possono individuare nel Servizio Sanitario Nazionale casi certi o sospetti di non appropriatezza e magari in futuro prevenirli introducendo specifiche correzioni? I pazienti che sono curati in piccoli ospedali ne escono come gli altri trattati in grandi ospedali a parità di malattia tumorale? Emergono disuguaglianze sociali nella sopravvivenza post tumore? A parità di percorsi diagnostici e terapeutici la spesa sanitaria è identica? E tanto altro ancora che può riguardare anche la ricerca clinica e quella giuridica.

Tutto questo è oggi sono una favola perché è arrivata la legge istitutiva per i Registri Tumori (Legge 22 marzo 2019, n. 29 – Istituzione e disciplina della Rete nazionale dei registri dei tumori e dei sistemi di sorveglianza e del referto epidemiologico per il controllo sanitario della popolazione) che ha previsto tutto a risorse invariate. La preziosissima Banca Dati Airtum non più aggiornata. Di fatto ad oggi risulta abbandonata (basta andare nel sito e constatare). La Rete Nazionale dei Registri Tumori non esiste più. Ci sono i singoli Registri Tumori senza confronto, indifferenti all’omogeneità delle procedure, in affanno di risorse e boicottate per motivi di privacy che stranamente non solo. Giuridicamente come questi fatti assumono rilevanza? Presto detto. Il primo danno evidente è un duro colpo al monitoraggio dello stato di salute di quelle popolazioni nel cui territorio di residenza sono stati identificati i quarantaquattro siti contaminati d’interesse nazionale per le bonifiche: Brescia, Marghera, Mantova, Taranto, tanto per citare i più noti alle cronache. Un grande progetto, che ha dato i suoi frutti ma che oggi non ha più dati di confronto. Il dato sull’incidenza dei tumori in quei territori esce in silenzio di scena.

Ma c’è ancora di più. Il registro tumori ha comunque un limite: i dati raccolti si riferiscono ad anni precedenti spesso molto distanti dai dati attuali, e sono divulgati con estremo ritardo. Questo fa sì che i dati, quando ne veniamo a conoscenza, risultano già vecchi rispetto alla situazione in corso. Il risultato è che nel momento in cui si volessero utilizzare quelle informazioni a supporto di un danno sanitario recente per promuovere interventi di prevenzione, avrebbero solo valenza conoscitiva perché a quei dati si potrebbe contestare la mancanza di attualità. Per questo il registro tumori assume solo carattere informativo ma non aiuta a capire quali azioni mettere in campo nell’immediato futuro per tutelare la salute pubblica. In tal senso risulta essere molto utile lo studio S.E.N.T.I.E.R.I.- Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento- se nello specifico si vuole indagare su come intervenire per abbattere l’inquinamento nei territori SIN (Siti di interesse nazionale per le bonifiche). Certo è che prendere come riferimento la mortalità per tumore non è sufficiente. È utile invece prendere in considerazione anche le incidenze dei tumori e di altre patologie, perché il dato rilevante è quanto in una popolazione ricorre una specifica malattia, che può non avere sempre esito mortale, dal momento che terapie adeguate possono portare alla guarigione. Patologie tipicamente correlate a fattori ambientali – come riportato in letteratura scientifica – quali i tumori infantili, le malformazioni congenite e i problemi cardiovascolari possono fornire chiare indicazioni su un danno dovuto a condizioni ambientali recenti e possono suggerire interventi immediati. Ad oggi purtroppo siamo costretti a ribadire che la favola del registro tumori resta tale e non si traduce in una realtà utile al bene comune.

Vincenzo Musacchio – Giurista.

Daniela Spera – PhD in Scienze farmaceutiche, esperta di tematiche ambientali.

INOLTRATA DENUNCIA ALL’ALTO COMMISSARIATO DELLE NAZIONI UNITE

Comunicato Stampa del 7/10/2021

GIUSTIZIA PER TARANTO E LEGAMJONICI 

PRESENTANO DENUNCIA ALL’ALTO COMMISSARIATO DELLE NAZIONI UNITE

PER VIOLAZIONE DEI DIRITTI UMANI

CONTRO STATO ITALIANO E ACCIAIERIE D’ITALIA

Dopo la sentenza della Corte Europea dei Diritti Umani (24 gennaio 2019) che ha condannato l’Italia per violazione del diritto alla salute dei cittadini di Taranto, lo Stato italiano non ha ancora messo in atto azioni concrete a tutela della salute pubblica. Sull’operato del Governo Italiano vigila il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa che, ancora oggi, attende azioni efficaci in rispetto della sentenza CEDU.

Il 22 settembre 2021 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha pubblicato le nuove Linee guida sulla qualità dell’aria, per la prima volta rivolte a tutti i Paesi del mondo, con l’obiettivo di fornire parametri uniformi e molto più stringenti degli standard nazionali in particolare per inquinanti pericolosi come Pm2,5 e Pm10 per i quali, in realtà, non esistono limiti al di sotto dei quali si possono escludere effetti sulla salute.

Per massimizzare i benefici per la salute è necessario attuare misure per ridurre l’esposizione della popolazione agli inquinanti. Tale approccio è fondamentale nei territori con alti livelli di inquinamento atmosferico, nei quali è peraltro urgente risolvere le disuguaglianze dovute a fattori socioeconomici, a maggiore vulnerabilità della popolazione residente e alle attività economiche.

Taranto è in perenne emergenza sanitaria. Le fonti inquinanti di origine industriale puntualmente vengono lasciate libere di mietere vittime, come anche consentito dal Consiglio di Stato che il 23 giugno scorso ha emesso una sentenza favorevole al proseguimento dell’attività dello stabilimento siderurgico, deludendo le aspettative di quanti auspicavano la chiusura dell’area a caldo.

È, dunque, evidente una persistente violazione dei diritti fondamentali alla vita e alla salute che rende i cittadini di Taranto ‘vittime perenni’. Sotto accusa lo Stato Italiano e Acciaierie d’Italia, come indicato nel documento appena inoltrato da Giustizia per Taranto e Legamjonici all’Alto Commissariato delle Nazioni Unite, che ha anche il compito di prevenire le violazioni dei diritti umani e garantirne il rispetto.

Rassegna Stampa:

https://www.rainews.it/tgr/puglia/articoli/2021/10/pug-taranto-inquinamento-ricorso-alto-commissariato-nazioni-unite-5fd37eab-5e2f-4744-957b-0c4f972188ed.html

https://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/bari/cronaca/21_ottobre_07/ex-ilva-dossier-ambientalisti-all-alto-commissariato-onu-61c9e4aa-2758-11ec-8f49-a72a569d53bc.shtml

https://www.corriereditaranto.it/2021/10/07/giustizia-per-taranto-e-legamjonici-denuncia-allalto-commissariato-delle-nazioni-unite/

https://www.quotidianodipuglia.it/taranto/ilva_inquinamento_taranto_denuncia_associazioni_onu-6242386.html

COMUNICATO STAMPA 12/07/2021

Lo Stato Italiano ha inoltrato nuove informazioni al Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa che vigila sull’esecuzione della sentenza CEDU del 24 gennaio 2019. Il documento era atteso entro il 30 giugno scorso.

In merito alla qualità dell’aria l’Italia ha specificato che sulla base dei dati disponibili resi pubblici da ARPA Puglia, non sono attualmente accertate criticità circa lo stato della qualità dell’aria nella città di Taranto. Inoltre ha segnalato che le proroghe concesse sull’attuazione di importanti prescrizioni AIA non hanno effetti ambientali significativi, tenuto conto anche del fatto che rientrano nel quadro normativo dell’anno 2017 che limita il livello di produzione dell’impianto a 6 milioni di t/a di acciaio contro una capacità nominale di oltre 11 milioni di t/a di acciaio, e che nel 2020 non si sono verificate criticità significative.

Rispetto a quanto dichiarato dal Governo italiano, Daniela Spera, rappresentante dei ricorrenti (ricorso Cordella e altri c. Italia, n. 54414/13) e gli avvocati Sandro Maggio e Leonardo La Porta hanno inoltrato una dettagliata comunicazione con la quale sono stati segnalati i recenti risultati emersi dalla VDS (Valutazione del Danno Sanitario) che riconosce un rischio cancerogeno inaccettabile, per i residenti del rione Tamburi, anche per una produzione di 6 milioni di t/a di acciaio.

È stato, inoltre, specificato che l’esposizione ai PM10 e PM2,5 di origine industriale impone l’attuazione di interventi finalizzati ad abbattere drasticamente questi inquinanti, interventi non legati al contenimento dei valori delle emissioni entro i limiti di legge, dal momento che le soglie critiche di PM10 e PM2,5 previste dalla legge riguardano i parametri della qualità dell’aria il cui rispetto non garantisce la tutela della salute pubblica.

Il Comitato europeo di Strasburgo è stato anche informato circa la recente sentenza del Consiglio di Stato che, pur confermando la situazione di pericolo correlata allo svolgimento dell’attività produttiva dello stabilimento siderurgico, ha rilevato l’assenza di ritardi e criticità nell’attuazione del piano ambientale, in netto contrasto con la decisione del Ministero della Transizione Ecologica di non concedere una proroga per gli interventi previsti sulla batteria 12.

Infine è stato comunicato che, a seguito delle attività di controllo svolte nel quarto trimestre 2020, ARPA Puglia ha trasmesso una nota di segnalazione ad Ispra per la mancanza di campionamenti, o monitoraggi alternativi, per le diossine al camino E312 dell’ex Ilva, nel periodo dal 22/10/2020 al 23/11/2020. Una violazione della prescrizione sul monitoraggio per la quale, di recente, il Ministero dell’Ambiente ha diffidato Acciaierie d’Italia.

COMUNICATO STAMPA- ‘LEGAMJONICI contro l’inquinamento’

Ve la ricordate la sigla del cartone animato il Tulipano Nero, cantata da Cristina D’Avena? Se vi capita il testo sotto mano troverete molte analogie con Taranto. Mi spiego.

La sentenza del Consiglio di Stato è arrivata come una doccia fredda. Per chi alle docce fredde non è abituato. Una sentenza nella quale non possiamo entrare nel merito, certo, ma di cui riusciamo a scorgere alcune incongruenze riassunte in questo articolo scritto su ‘Il Tacco d’Italia’: Ex Ilva, Consiglio di Stato: “L’area a caldo non si chiude”, ma Taranto dice “basta”

Le associazioni si affrettano a fare sit in, annunci di nuove potentissime iniziative. Insomma la battaglia va avanti.

Nel frattempo il Ministero della Transizione Ecologica non concede la proroga ad Arcelor Mittal sugli interventi di adeguamento della batteria 12, confermando il termine del 30 giugno. La salute prima di tutto. Ma come? Non era tutto a posto per il Consiglio di Stato che nel tentativo -maldestro- di smontare la sentenza della Corte europea scriveva che ‘le misure previste dal Piano risultano in corso di realizzazione e non emergono, dagli atti endoprocedimentali o dal provvedimento gravato, particolari ritardi o inadempimenti rispetto alla loro attuazione.’ Manco il tempo di discuterne, ecco Cingolani che mette i puntini sulle ‘i’: Ex Ilva. Dal ministero: no a proroga interventi su batteria 12. Ecco perché.

Ovvio il ricorso al Tar Lazio da parte di Arcelor Mittal che chiede di sospendere immediatamente gli effetti del decreto Cingolani. Ma stavolta non funziona. Il Tar Lazio ha deciso che è prioritaria la salute dei cittadini ma decide di entrare nel merito il 20 luglio prossimo. Insomma ultimamente i Tar stanno dando tante soddisfazioni -dopo circa 10 anni- sulla questione Ilva. Non vorremmo dover aspettarne altri 10 di anni per avere dalla nostra anche il Consiglio di Stato. Per ora c’è la Corte europea che con sentenza definitiva ha condannato l’Italia smuovendo un po’ le acque. Bene. Anzi male. E siamo fiduciosi che il terzo grado di giudizio possa confermare le condanne di primo grado del processo ‘Ambiente Svenduto’. Resta un fatto, un’evidenza: non c’è davvero nulla da festeggiare. Solo tanti colpi di qua e di là…’Cosa accadrà, cosa accadrà’.

La richiesta di proroga al 31 gennaio 2022 era stata fatta da Ilva in As, dietro istanza di Acciaierie d’Italia (ex ArcelorMittal). Motivazione: ritardi non dovuti alla volontà del Gestore, riconducibili al permanere dell’emergenza Covid-19. Una scusa che non ha convinto il Ministero della Transizione ecologica che ha giudicato ‘contraddittoria oltre che priva di ogni documentata riconducibilità alla causa di forza maggiore’. Pertanto ha così concluso:

‘’-Il Gestore deve rispettare il termine del 30 giugno 2021 previsto dal DPCM 29 settembre 2017 per l’attuazione degli interventi di cui alla prescrizione n. 16.o) – 42 – 49 (interventi Batteria n. 12 e nuova doccia 6).

-Il Gestore, ove decorra inutilmente il termine riportato al comma 1 senza la completa attuazione degli interventi di cui alla prescrizione n. 16.o) – 42 – 49, deve immediatamente avviare dal 1° luglio 2021 la messa fuori produzione della batteria n. 12 e concludere tale processo entro e non oltre 10 giorni. ‘’

Decreto del Ministero della Transizione ecologica su no a proroga interventi su batteria 12.

GLI ATTI DETERMINANTI PER IL DINIEGO

Il parere n. 275 del 14 giugno 2021 della Commissione tecnica di verifica dell’impatto ambientale VIA e VAS, trasmesso con nota protocollo n. CTVA/3086 del 15 giugno 2021, acquisita in pari data al protocollo del Ministero della transizione ecologica n. MATTM/64511, in merito al potenziale impatto ambientale connesso alla proroga dei tempi richiesta per il completamento della prescrizione n. 16.o) – 42 – 49 (interventi Batteria n. 12 e nuova doccia 6) del Piano ambientale di cui al DPCM 29 settembre 2017, esprimendo parere negativo alla richiesta di differimento del termine del 30 giugno 2021 per l’ottemperanza dalla prescrizione n.16.o) – 42 – 49; il menzionato parere n. 275/2021 è stato illustrato dalla medesima Commissione in sede di riunione della Conferenza di Servizi del 16 giugno 2021;

Commissione tecnica di verifica dell’impatto ambientale VIA e VAS

MOTIVATO PARERE della COMMISSIONE VIA e VAS

Considerato che:

entro il 30/06/2021 è dunque previsto che si debba provvedere all’attuazione dei seguenti 4 interventi:1.installazione della tecnologia SOPRECO per la gestione automatica del regime pressorio nella distillazione del carbon fossile, che oltre alla riduzione delle emissioni diffuse comporta anche la soppressione di mansioni ad alto rischio che possono dar luogo all’inalazione di miscele a base didi Idrocarburi Policiclici Aromatici (I.P.A.), come quella di addetto ai bariletti. 2.sostituzione delle docce allo spegnimento del coke, in modo da poter rispettare il limite autorizzato di 25 grammi di polvere per tonnellata di coke; 3.sostituzione delle cappe di aspirazione nello sfornamento del coke con cappe più performanti (come da progetto riportato nell’Allegato 4 alla domanda di AIA); 4.installazione di filtri a manica al camino E428della batteria 12, in modo da poter rispettare il limite emissivo per le polveri di 8mg/Nm3.

A seguito dell’esame della documentazione ricevuta dal MiTE con nota MATTM 54578 del 21/05/2021 relativamente alla prescrizione n.16.o) –42 –49 (interventi Batteria n. 12 e nuova doccia 6) nonché anche dei contenuti sia del Rapporto di vigilanza redatto dall’ISPRA a seguito del sopralluogo del 9 giugno 2021 che della presa visione del Rapporto di Valutazione del Danno sanitario(VDS) pubblicato in data 18 maggio 2021a cura di ARPA Puglia, ASL Taranto e Agenzia Regionale Sociosanitaria (ARESS), si esprime parere negativo alla richiesta di differimento del termine del 30 giugno 2021 per l’ottemperanza dalla prescrizionen.16.o) –42 –49. Tale parere negativo trae fondamento nelle seguenti motivazioni:-non sono ravvisabili documentate ragioni per l’invocazione della sussistenza dei presupposti dell’art. 5 comma 2 del D.P.C.M. 29 settembre 2017, ovvero “ritardi dovuti a cause non dipendenti dalla volontà del gestore”, disposizione da interpretare in senso restrittivo e puntuale in quanto derogatoria a previsioni di tutela ambientale e di valori di rilevanza primaria;-il proposto differimento del termine di esecuzione di alcuni degli interventi stabiliti dalla prescrizione in esame comporta un aggravio complessivo significativo in termini di impatto ambientale, sotto il profilo della protrazione delle emissioni in atmosfera;-in particolare, il mancato completamento di tre degli interventi stabiliti dalla prescrizione impedisce di ottenere, nei tempi previsti, il miglioramento ambientale per cui gli stessi sono stati concepiti;-le valutazioni riportate nel Rapporto sul Danno Sanitario pubblicato nei giorni scorsi a cura di ARPA Puglia, ASL Taranto e Agenzia Regionale Sociosanitaria (ARESS) mostrano una stima del livello di rischio sanitario incompatibile con il richiesto differimento.

Conclusione

La Conferenza dei servizi, nella riunione del 16 giugno 2021, acquisiti i pareri di Amministrazioni ed Enti rappresentati in merito alla richiesta di differimento del termine previsto per la realizzazione degli interventi di cui alla prescrizione n. 16.o) – 42 – 49 (interventi Batteria n. 12 e nuova doccia 6), ha ritenuto non accoglibile la richiesta di differimento e, pertanto, che il Gestore, per garantire il rispetto delle condizioni già in essere, debba mettere fuori produzione la batteria entro il termine del 30 giugno 2021 previsto per l’adeguamento.

Ricordiamo che il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa attende risposte dall’Italia entro il 30 giugno 2021.


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